Essere Uno con gli Altri

Portiamo in noi un profondo desiderio di vivere in comunione con gli altri.
Allo stesso tempo, spesso sperimentiamo le difficoltà di questa impresa.
A volte gli altri non sono dove li aspettiamo, non corrispondono a ciò che avevamo immaginato o desiderato; in breve, fanno parte di una realtà che resiste alla nostra immaginazione, alle nostre aspirazioni, alle nostre proiezioni.
Ciascuno di noi ne ha fatto sicuramente esperienza nella propria storia e nei propri luoghi di vita (amici, famiglia, colleghi …).

Di fronte a queste resistenze, possiamo sperimentare due tipi di tentazioni: l’isolamento o il desiderio di fonderci con gli altri.
L’isolamento significa fuggire dalla relazione o impegnarsi al minimo, perché si ha paura di perdere sè stessi.
La fusione, al contrario, è tentare di vivere esclusivamente per l’altra persona, attaccati a lei, perché si teme di restare soli.
Questo può concretizzarsi in diversi modi: nel rifiuto di essere sè stessi, nella ricerca di una dipendenza eccessiva, o ancora nel desiderio di cambiare gli altri …

La fede ci invita ad andare oltre queste paure (senza nasconderle): impegnandoci nella relazione con gli altri, e accettando che gli altri realizzino liberamente la loro esistenza.
É davvero liberante scoprire un Dio che ci salva e ci permette di essere pienamente noi stessi: non dobbiamo più temere di perdere la nostra identità; non dobbiamo più attendere la salvezza dagli altri – Dio solo ci salva; non dobbiamo più atteggiarci a salvatori degli altri.

Liberandoci da queste costrizioni, possiamo iniziare ad incontrare davvero gli altri, considerando il nostro ruolo, unico, e permettendo agli altri di assumere il loro.
Questo comporta inevitabilmente attriti e chiede di vivere la misericordia.
L’unità non proviene dalla paura o dalla confusione. Ci invita a impegnarci per vivere sempre più in una comunione vera.

Non pace, ma spada (Mt 10,34-42)

Gesù, in molte occasioni, ci invita ad essere uno con gli altri … Una fraternità che, provenendo da Dio, oltrepassa i legami di sangue e talvolta li mette in discussione.
Il testo del Vangelo può sembrare duro, ma ci ricorda la necessità di non assolutizzare le nostre relazioni con gli altri.

In quel tempo Gesù disse 34«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. 35Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; 36 e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa .
37Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; 38chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. 39Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
40Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. 41Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. 42Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

 

Come risuona questo brano evangelico nella mia vita?
Posso aiutarmi con qualche domanda.

– Famiglia, amici, ambiente di lavoro, …: ogni mio luogo di vita, come contribuisce alla mia unità interiore, al mio equilibrio? Può essere anche luogo di divisione?

– Il mio orientamento sessuale favorisce o impedisce la mia unità con gli altri?

– Nella mia vita, sono stato/sono tentato di isolarmi o di fondermi con gli altri (una persona o un gruppo)? Con quali conseguenze/frutti?

– Il testo evangelico evoca l’esigenza di non preferire nulla a Cristo. Come vivo questo messaggio?

– …

Per la preghiera

Non ho ancora rinunciato a ragionare
con i criteri dei miei simili,
sarà per questo che la trovo strana
questa proposta che mi fai.
Mi domandi di perdere
questa vita dietro a te,
mi assicuri che è il solo modo
per salvarla.
Mi chiedi di lasciare tutto,
di tagliarmi i ponti alle spalle,
di recidere ogni legame
che possa assicurarmi
un qualche sostegno
e mi prometti una vita piena, eterna,
ma solo se sono disposto
a correre questo rischio.

Te lo dico subito, Gesù:
io questa vita vorrei tanto
tenermela ben stretta,
difenderla da qualsiasi pericolo,
garantirla con ogni protezione,
proteggerla da qualsiasi insuccesso.
In fondo farei quello che fanno tutti…
In fondo mi comporterei
nel modo che sembra più sensato.
Sì, per tutti, ma non per te.
E qui tu, così comprensivo,
tagli corto, costi quel che costi:
«Chi non prende la sua croce
e non mi segue
non è degno di me!».

La prenderò anch’io questa croce,
e lo correrò questo rischio
se non c’è altra possibilità.
L’alternativa che presenti
è tra l’amare fino in fondo
o il lasciar perdere.
Ma ti voglio troppo bene
per non fidarmi di te
che ci hai preceduti tutti su questa strada.

Tu non ti accontenti, Signore,
di un qualche interesse per te,
di un pezzetto del nostro tempo,
di uno scampolo della nostra esistenza,
di un posto qualsiasi nel nostro cuore.
Tu vuoi tutto,
al punto da non ammettere
nessun concorrente con cui spartire
la nostra vita, il nostro amore.

Tu ci vuoi interamente per te:
liberi da qualsiasi legame di sangue,
di affetto, di amicizia
che intralci l’alleanza con te,
liberi da qualsiasi obbligo
che sia di inciampo alla nostra adesione,
al nostro impegno per te,
liberi da qualsiasi carico,
da qualsiasi bene,
la cui difesa ci impedisca
di prendere la nostra croce
e di portarla fino in fondo.

Tu ci domandi addirittura
di essere pronti a perdere
ciò che abbiamo di più prezioso,
la nostra stessa vita,
per te, per la tua causa.
E tuttavia, mentre ci esponi
ad ogni rischio e pericolo,
ad ogni sofferenza e dolore,
tu ci mostri un affetto
e una considerazione smisurati.

Chi vi accoglie – ci assicuri –
è me stesso che accoglie
ed ogni gesto di aiuto verso di voi
non resterà senza ricompensa.

(Roberto Laurita)

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